fantasy

Le Streganti arrivan di notte…

Della celebrazione umana tipica della penisola Italiana e di quella, precedente e certamente origine della prima, di Mannipheja, famosissima Stregante Madre.

La notte tra il 5 e il 6 gennaio, i bambini italiani lasciano calze vuote accanto al camino, oppure sotto i loro lettini, in attesa di ritrovarle, la mattina seguente, colme di dolciumi (o carbone per i più cattivi): la tradizione vuole che a portarli sia la Befana, una vecchia che arriva volando a cavalcioni di una scopa.

C’è chi dice che questa tradizione risalga a celebrazioni pagane molto antiche diffuse presso i Celti; altri ne vedono una provenienza diversa, poiché con il termine greco ἐπιφάνια si indicava, già in epoca anteriore, il momento della Manifestazione di un Dio all’interno di un Tempio.

In realtà, sono orgoglioso di poter affermare qui e ora che l’origine di questa festa sia da attribuire alla celebre Stregante Mannipheja, vissuta proprio in Italia, precisamente nei dintorni di Chiusi nel VI Sec. a.C., all’epoca di Tarquinio il Superbo.

Mannipheja.

Molti storici raccontano che la nostra fosse una delle amanti di Lars Porrenna, un capo Etrusco famoso per aver contrastato Roma, e che addirittura lo avesse aiutato militarmente grazie alle proprie Arti Magiche e al proprio famoso fascino.

Credo che, in realtà, sotto il nome di Mannipheja si nasconda la capostipite della Famiglia di Streganti nota come delle Imaghe Lesiarche, le quali avevano – e hanno tuttora – la particolarità di manifestarsi sotto una particolare luce lunare, di notte. Altra caratteristica degna di nota, quella di volare a cavalcioni di fascine di ulivo legate insieme con fibre di vimini… a ben pensarci, l’unico vero legame con la mitica figura della Befana umana. Diversamente da quest’ultima, infatti, Mannipheja non possedeva mandibola, ma una lunga serie di tentacoli con cui avviluppava i bambini che avevano la sfortuna di venirle vicini: spesso, però, li risparmiava, esimendosi dal divorarli in un sol boccone. Sì, era clemente, ma badate bene, non restituiva mai la vita senza lasciare un dono, regalo che, la maggior parte delle volte, era costituito da piccole pietruzze colorate dette Gnolle. Tali oggettini sarebbero stati forieri di sventura nel caso di bimbi monelli, il contrario se finiti nelle mani di giovinetti probi. Tradizione vuole che le pietruzze cariche di Mala Sorte finiscano sempre nelle grinfie di futuri uomini politici.

Se vuoi cercare poi altre similitudini tra le due “Befane”, curiosa è la seguente:

La befana vien di notte con le scarpe tutte rotte coi vestiti alla zuava viva viva la befana.

Mentre il detto Elfico, da cui certamente è derivato il primo, è il seguente:

Mannipheja vien la notte con li vesta lunga e oscura con li denti c’ha a tenaglia vita vita! est Mannipheja!

Tantissime sono le Storie che riguardano Mannipheja, e altrettante sono sono poi quelle che hanno come protagoniste le generazioni successive della famiglia Stregante delle Imaghe Lesiarche (come quella, celebre nel Nascondiglio, che racconta come una di loro finì per diventare la Musa di James Joyce durante la stesura del suo famoso “The Dubliners“, trad. “Gente di Dublino“).

Ma queste Storie meritano di essere raccontate un’altra volta.

devotamente

Boemiano De Splendori

2 risposte »

    • Grazie del Tuo arguto commento. Sì, si rassomigliano 🙂 ma solo quanto alle caratteristiche fisiche (quali i tentacoli, i tre denti, la testa simile a un polpo, ecc.): per tutto il resto le Streganti, e nello specifico, appunto, la Famiglia delle “Imaghe Lesiarche” di cui Mannipheja è capostipite, sono lontane dall’essere anche lontanamente accostabili ai Grandi Antichi come Cthulhu. Comunque si, hai ragione, esteticamente sono gemelli separati alla nascita 🙂

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