carmine cristallo scalzi

Metamorfidi

Dove si narra di una mitica Opera letteraria e le avvenute correzioni et aberrazioni intervenute nel corso del tempo.

La più grande opera del poeta latino Publio Ovidio Nasone è senza dubbio il Poema Epico Metamorphoseon (le Metamorfosi), dell’8 d.C., una sorta di compendio dei miti antichi che riguardino le trasformazioni da uno stato fisico a un altro (in animali o elementi naturali).

Publio Ovidio Nasone. Busto in marmo del poeta. I secolo. Galleria degli Uffizi, Firenze

Non tutti sanno – anzi, non lo sa proprio nessuno, a parte qualche sparuto gruppo di illuminati – che originariamente la sua opera non era costituita degli odierni 222 miti, bensì di 356! Infatti il restante numero riguardava non il mondo umano ma il Regno del Nascondiglio con le relative mirabili Metamorfosi che, per dirla tutta, avvengono con assiduità quotidiana dalle nostre parti! Inoltre, il poema doveva avere come titolo “Metamorfosi e Metamorfidi“, allo scopo, appunto di richiamare le diverse trasformazioni nei rispettivi ambiti.

Il grande poeta scrisse, nelle ultime righe del sua opera:

«Sono giunto alla conclusione di un’opera che né l’ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo implacabile potranno distruggere»

Così, come vuole la leggenda, Ovidio, richiamando il medesimo gesto di Omero, decise di gettare alle fiamme il testo non ultimato: secondo il mito, Augusto salvò dalla distruzione l’opera (quello stesso Augusto che in precedenza aveva esiliato il poeta a Tomi); in realtà, in base a quanto tramandato da alcuni testi storici Elfidi, gran parte del poema fu salvata dal fuoco dalla moglie Fabia (e dunque non da Augusto), ma vennero distrutte per sempre, purtroppo, le sezioni delle Metamorfosi riguardanti il Nascondiglio, celando così all’Umanità alcune nostre celebri vicende.

In realtà, come ci suggeriscono le illuminate parole di Ferlemio De La Nuenta, storico Diaforo coevo di Nasone, secondo le quali…

Se Publio avesse mostrato delle nascoste terre cosa riserva magia e mistero, sol destini di abominio avrebbero riservato la restante vita del triste ma grande poeta, chè Elfide fu la Parola a lui riservata e taumaturgica, di nasconder i tratti mirabili sotto le umane e semplici spoglie.

… e infatti, a ben leggere, molti testi che, a una prima lettura, hanno come protagonisti gli umani, a uno studio più attento è chiaro come essi riguardino vicende Elfidi – causa, questa, del probabile esilio di Ovidio? Su questo i pareri sono discordanti*; la tesi che noi riteniamo tra le più accreditate è quella secondo cui Augusto avrebbe avuto la necessità di riportare lungo un cammino di ortodossia e di tradizione la Religione e gli usi di Roma, e del mantenimento di quelle tradizioni, in luogo del diverso lascito di cui Ovidio era latore, cioè di una certa benevolenza nei confronti degli adulteri fra gli dèi e, soprattutto, delle rivelazioni circa il nostro mondo magico.

Aracne e Minerva

Un esempio di quanto scriviamo – e cioè, appunto, del mascheramento di vicende Elfidi sotto manti e sembianze umane, è dato dal Mito, tramandato nelle Metamorfosi, di Aracne e Minerva.

Secondo il testo conosciuto dai più, Aracne era una formidabile tessitrice della Lidia, talmente brava da ritenersi superiore perfino a di Minerva, la Dea protettrice della tessitura; una sfida tra le due vide Aracne soccombere, fino alla trasformazione di quest’ultima in ragno da parte di Minerva.

Ma la storia vera è un’altra…

La leggenda Elfide da cui discende il Mito umano, invece, riporta un’altra storia. C’era una bellissima ragazza umana di nome Sefidra. La sua avvenenza la rendeva oggetto di desiderio da parte degli umani come degli Dèi, compreso Apollo, il quale, supportato dalle Ninfe, iniziò una relazione con la donna. Quest’ultima, intanto, era diventata molto amica con una creatura magica. Aracnalia, questo il nome della Diafora** , era una formidabile tessitrice costretta a essere rinchiusa in una cascina a causa di una maledizione: solo un essere umano avrebbe potuto spezzare l’Incantamento.

Aracnalia prima della metamorfosi.

Aracnalia patteggiò con Sefidra la sua libertà in cambio di una tela da regalare al suo primo spasimante, ovvero Apollo. Sefidra, felice dell’opera, decise di mostrarla a tutti: purtroppo, tra gli occhi che la ammirarono c’erano anche quelli di Minerva, travestita da vecchia umana, la quale andò su tutte le furie a causa del soggetto della tela – Apollo mentre amoreggiava con le ninfe e con la stessa Sefidra -.

Minerva travestita da Vecchia umana

Così, Minerva la colpì ripetutamente costringendola al suicidio. Ma la Dea, consapevole che la tela non fosse stata frutto di mani umane, scoprì le formidabili arti di Aracnalia, che nel frattempo si era vantata della sua bravura senza confronti nel tessere. Minerva la trasformò in una creatura mostruosa con tante braccia: il risulato fu una sagoma orribile che ricordava un ragno. Fu così che venne creata la Stirpe dei Diafori Ragno.

Aracnalia nelle sue sembianze finali.

Da questo esempio potete notare, dunque, di quanto le stesse storie che abbiano come protagonisti umani siano tratti inrealtà da leggende Elfidi: sarà nostro onere, di quando in quando, condividere con Voi il lascito dei nostri duri e severi Studi esegetici e storici (sempre fatti in nome della Conoscenza e della Sapienza!).

Note a margine:

  • * il motivo dell’esilio sarebbe da attribuire, secondo le parole dello stesso poeta, nel c.d. a carmen et error (una poesia e un errore): «Perdiderint cum me duo crimina, carmen et error alterius facti culpa silenda mihi.» «Due crimini mi hanno perduto, un carme e un errore: di questo debbo tacere quale è stata la colpa.». Si pensa che tutto sia attribuibile a incontri amorosi di Augusto cui Ovidio stesso fu in qualche modo testimone attivo.
  • **I Diafori rappresentano una delle Razze più importanti del Primo Nascondiglio. Famosi per le proprie doti di Guerrieri come di Scienziati e Artisti, sono soliti abitare negli antri delle montagne, all’interno delle quali costruiscono veri e propri castelli. La Corte più importante a oggi nota è quella situata all’interno delle montagne dei Carpazi.

Vi salutiamo rimandandovi alla imminente uscita del libro rigido deluxe di “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)”, primo libro tratto dall’universo magico del Nascondiglio, (disponibile già ora in edizione KINDLE e anche cartacea economica flessibile Amazon) con, in aggiunta, qualche sorpresa assai gradita.

Salute, Pace e Magia a tutti!

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