arte

Il signorino

Si racconta che tra le strade e i vicoli di San Gimignano, nel periodo che va dal 12 al 29 Luglio, aleggi la figura de “Il Signorino” (dall’antica lingua Elfide ‘sgnr˜nn ˜nll ˜nsi’). Chi lo vede, spesso di notte, dice di provare inizialmente una profonda tristezza, sentimento che si tramuta poi in terrore data la mostruosa visione che si paleserà davanti di lì a poco.
Ma, diversamente da quanto ne possiamo argomentare, i tratti fisiognomici de “Il signorino” sono un gran vanto per quelle popolazioni, visti i canoni estetici dell’intero Nascondiglio. E la storia che lo riguarda ha a che fare, per l’appunto, con la sua grande avvenenza.

Delle origini del Mito di quest’affascinante creatura rimandiamo al primo tomo di “Ritrattistica Elfide” di prossima pubblicazione (volume che si affiancherà al già uscito “Di come Edgar Letfall sconfisse l’Impostore (per quanto ci è dato di sapere)” ordinabile QUI. In questo ambito, invece, ci preme raccontare di una storia relativamente recente che lo riguarda.

Il signorino

Nel 1942, i tedeschi erano una presenza pressochè normale per la gente di quei luoghi, nonchè per l’Italia intera. Indipendentemente da tutto il male che l’intera questione rappresentò, spesso i soldati si integrarono con le popolazioni locali, allontanandosi volontariamente dai loro battaglioni.
Così, un giorno, 7 di loro, aiutati dai villici, si nascosero per non dover tornare tra i ranghi.
I comandanti tedeschi non persero tempo e cominciarono a scandagliare in lungo e in largo il paese, supponendo che i soldati fossero stati uccisi dai partigiani. Nulla di tutto questo era vero, naturalmente, anzi: tre di loro si erano fidanzati con ragazze del luogo, altri due erano diventati una sorta di figli adottivi di alcuni signorotti, e uno in particolare era profondamente attratto dalla bellezza della natura che avvolgeva il borgo. E proprio lui, durante una retata di controllo dei tedeschi, si sentì chiamare.

G¨¨¨unter

Günter! G¨unter!” le appassionate e calde note sembravano provenissero da un’arpa che galleggiava proprio in mezzo alle nuvole.

da “Fatti illustri”

Fu vano il tentativo degli altri di fermarlo (per la precisione, da giorni si erano tutti nascosti all’interno di una cantina).
Come un incantesimo, Gunter seguì la voce, cercando di carpirne la provenienza. Nel farlo, incrociò i suoi ex commilitoni che cominciarono a strattonarlo, chiamandolo, schiaffeggiandolo, senza alcun risultato.
Come fosse stato sonnambulo, si diresse verso il lago, seguito dai soldati.
Fermo davanti alle acque, il suo volto si irradiò di una strana e magica luce.
Il comandante del battaglione, che non si era mai fermato neppure per un secondo dal gridare e minacciarlo, ordinò ai soldati di ucciderlo seduta stante. Dopo qualche attimo di perplessità, l’ordine fu eseguito. I colpi arrivarono violenti e lo trapassarono decine di volte.
Ma, una volta dipanato il fumo che derivò dalla gran moltitudine di spari, il ragazzo non c’era più.

Soltanto uno dei soldati, un sempliciotto che si era arruolato più per fame che per motivi ideologici, fissò un punto nel lago.
Vide Gunter, illeso, abbracciato amorevolmente da uno strano essere con il copricapo pieno di corna sottili e, insieme, immergersi nelle acque. La luce che irradiava dai due fu così accecante, che il testimone dovette coprirsi gli occhi con una mano. Alla richiesta del comandante di cosa gli stesse capitando, rispose semplicemente che il fumo degli spari gli aveva irritato gli occhi.
In seguito, il soldato fu uno dei tanti poveretti uccisi durante le molte campagne di guerra di quell’anno ma, chissà perchè, durante gli attimi che precedettero la sua morte, vide quella magica visione sopra il lago, e si augurò di immergersi anche lui, di lì a poco, in quelle acque salvifiche.

Questa storia ci ricorda di quanto il mondo del Nascondiglio e le sue Creature fatate siano molto più vicini ai confini di quella che noi chiamiamo Morte di quanto non lo siano le correlate figure fatate mitizzate dalle nostre favole e leggende.

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